venerdì 28 gennaio 2011

[Recensione: Che la Festa Cominci] Ma che diav....?!

Questo è il secondo libro di Ammaniti che leggo e, devo ammettere che l'ho trovato davvero bello.
Solo mi chiedo....Ammaniti ha una mente così malata? Dio santo stavo morendo! XD
Va bene l'inno dell'eterno consumismo (e menefreghismo) dei ricconi ma fare una festa così è da pazzi anche per un pazzo!
Tutto per far vedere al mondo intero che Sasà Chiatti anche se è nato in una famiglia di poveri pirla, dove il padre si fa il culo al lavoro tutti i giorni e la mamma è ignorante, è riuscito a sfondare nel mondo degli affari e fare un pacco di soldi. Buon per lui che si è trovato realizzato, ma doveva sentirsi parecchio solo se ha fatto 'sta follia. Tutto per cosa? Far vedere ad un branco di puttanelle e a qualche ragazzetto figlio di papà che lui è uno con le palle? Mah...
C'è di buono che in questa baraonda senza senso (la festa) ci sono anche quattro sfigati che rendono possibile la vita della setta satanica "Le Belve di Abaddon". Murder, Silvietta, Zombie e Mantos (il capo). Perché sono lì? Semplice, devono sacrificare a Satana la cantante Larita, ora tutta "casa e chiesa", ex membro di un gruppo metal o qualcosa di simile.
Mah, che dire. Simpatico, molto direi. Una o due volte ho pianto dalle risate, interrompendo la lettura per qualche minuto, perché certe cose facevano davvero ridere.
Poi...ti affezioni ad un personaggio e Ammaniti che fa? Gli fa compiere un atto suicida. -.-
Dopodiché ti viene una gran voglia di urlare "VAFFANC**O!!!!".
Per concludere.. Nella sua comicità questo libro ha una tragedia notevole. E se poi a conti fatti si pensa che un pochino di verità in questa tragi-commedia ce la troviamo davanti tutti i santi giorni, signori lettori, tutto il libro rimane permeato da una sensazione di schifo totale.
Sto ancora cercando di capire se dare a questo libro 5 stelle piene o 4 stelline e mezza. Boh. XD

[Recensione: Cronache del Mondo Emerso] "Il Padre muore e la Figlia nasce..."

NIHAL DELLA TERRA DEL VENTO ★★★★
Trama: Nihal è davvero strana, nel Mondo Emerso sembra non esserci nessuno come lei: grandi occhi viola, orecchie appuntite, capelli blu. È stata cresciuta da un armaiolo e vive in una delle tante città-torri della Terra del Vento, giocando a combattere insieme a un gruppo di amici che l'ha eletta capo per la sua forza e agilità. Ma tutto cambia all'improvviso quando la Terra del Vento viene attaccata dal Tiranno, il despota che già ha conquistato cinque delle otto Terre che compongono il Mondo Emerso. A nulla vale la resistenza dell'esercito dei popoli liberi, né i maghi che cercano di proteggere le città con incantesimi. A Nihal rimane solo una scelta: diventare un vero guerriero e difendere gli innocenti che rischiano di cadere sotto il potere del Tiranno.
Ero un po' restia a leggere queste Cronache, perché non mi faccio mai influenzare troppo dai giudizi degli amici o dalle recensioni. Entrambe le "fazioni" davano pareri contrapposti. O bianco o nero. Inoltre, quello che chiamo "il Fiuto" non si esprimeva e io mi fido ciecamente di lui.
Alla fine per farmi un regalo di Natale ho comprato la trilogia e stop.
Devo ammettere che l'incertezza che provavamo io e il Fiuto era abbastanza idiota, perché è una lettura piacevole e non impegnativa. E' leggera, scorrevole, simpatica. Un libro da leggere quando si vuole intraprendere una lettura soft, che richiede poca attenzione. 4 stelle e non 5 perché qualche pecca c'è. Nihal, la protagonista, pare molto insicura a volte e si fa trascinare un po' troppo dalle emozioni e dai problemi, infatti spesso scoppia in lunghi pianti. Ma va be', ognuno ha le proprie debolezze.
Ora mi aspetta il secondo libro e spero che sia ancora più bello del primo, ancora più ricco di sorprese e avventure. Confido in questa scrittrice. Spero di far bene. ^__^
LA MISSIONE DI SENNAR ★★★★★
Trama: Proseguono le avventure della giovane guerriera Nihal, l'ultimo mezzoelfo esistente nel Mondo Emerso, e dell'inseparabile amico mago Sennar. Insieme combattono contro le forze del Tiranno deciso a conquistare le Terre libere ead assoggettarne tutti gli abitanti per mezzo della stregoneria. Adesso Nihal è alle prese con il mistero della Lacrima, una pietra che sembra dotata di enormi poteri, mentre Sennar è partito alla ricerca delle Terre Sommerse, un continente di cui i secoli hanno cancellato le tracce. Per ritrovarlo, Sennar è costretto a imbarcarsi su una nave pirata e combattere contro i mostri del mare.
Devo dire che questo secondo libro mi è piaciuto di più rispetto al primo.
L'autrice sembra maturata, i personaggi vengono approfonditi, anche se poteva fare qualcosina in più. Ad esempio...Approfondire la storia di Laio e del suo rapporto di merda col padre? Non è una pretesa, dico solo che se aggiungeva altri dettagli la storia sarebbe stata migliore. Tutto qui. ^^
Questa volta è stato anche più bello perché la storia è divisa in due parti: La missione di Sennar verso il Mondo Sommerso e quella di Nihal sul fedele Oarf e al fianco di Ido.
Devo ammettere che questo è uno di quei casi in cui non è il/la protagonista a essere il mio preferito, ma personaggi come Ido, Sennar (ma non troppo).
Ido è davvero quello che mi piace di più. Non so nemmeno io dire perché. XD
Nihal direi che è maturata un po', ma fa ancora la testa di cazzo. Però tutti hanno dei difetti..
Inoltre...Si sapeva che non sarebbe durata la storia con Ondine nel Mondo Sommerso.
Quindi le ipotesi sono due:
1. Sennar voleva farsi una sveltina perché aveva paura di non rivedere sorgere il sole quindi ha preso il primo essere umano con seno, organi riproduttivi femminili e carina;
2. Era un coglione masochista a cui non fregava un beato cazzo di farsi una nonostante è innamorato di Nihal.
Ma va be'.
Per il resto m'è piaciuto. Anche più del primo.
Quindi...l'autrice non m'ha deluso e non vedo l'ora di leggere il seguito. ^__^
P.s. In verità il voto è 4 stelline e mezza, ma qui su aNobii le mezze misure non esistono. .___.
IL TALISMANO DEL POTERE ★★★★★
Trama: Mentre l'esercito delle Terre ancora libere dal potere del Tiranno crolla sotto l'avanzata delle truppe nemiche e degli agghiaccianti schieramenti dei fantasmi, Nihal, l'ultimo mezzelfo del Mondo Emerso, è in viaggio con il giovane mago Sennar per una missione disperata: recuperare le otto pietre di un talismano dai poteri infiniti, capace di porre fine alla guerra. Ciascuna delle otto Terre del Mondo Emerso nasconde all'interno di un santuario una delle pietre dedicate agli Spiriti della natura: Acqua, Luce, Mare, Tempo, Fuoco, Terra, Oscurità, Aria. Se Nihal riuscirà a raggiungere tutti i santuari e a riunire le pietre del talismano, potrà chiamare a raccolta gli Spiriti e annullare ogni forma di magia, comprese le terribili armi del Tiranno. Nella Terra dell'Acqua, intanto, il maestro di Nihal, lo gnomo Ido, scopre di avere un nuovo e terribile nemico che rischia di trascinarlo verso un passato da cui sembra impossibile riscattarsi.
Questo è quello che ho gradito di più.
L'inizio era cupo, le difficoltà perenni, una grande missione per salvare il Mondo Emerso, ecc.
Nihal continua a starmi simpaticamente antipatica, Ido continua ad essere il gran pezzo di gnomo che ho conosciuto. Inoltre alla fine del libro quando si conosce finalmente il Tiranno, ho iniziato ad amare anche lui come personaggio. Per tutta la trilogia l'ho odiato profondamente, come Nihal e come gli altri ma quando me lo sono vista davanti ho capito che anche lui era un essere vivente come gli altri, solo con la particolarità di aver perso tutto ciò che amava.
I suoi discorsi inoltre, li ho praticamente bevuti. Pura meraviglia e, a conti fatti, quelli più veritieri sono proprio quelli dell'Eterno Bambino. 
Un piccolo assaggio delle sue perle (Questa è una delle mie preferite.)
- Tutte le creature di questo mondo sono fatte per odiare. Gli dèi ci hanno creato perché ci odiassimo e ci uccidessimo l'un l'altro, e ora ci guardano, ridono della nostra lotta. Non siamo che un trastullo per gli dèi, burattini nelle loro mani. Pensaci bene, Sheireen, e capirai che ci sono molti più uomini disposti a morire per odio che per amore. E questo perché l'odio è eterno e l'amore effimero.
- Quel che dici non ha senso" rispose Nihal "Se l'odio ti angoscia tanto, perché lo alimenti? Perché hai gettato nelle barbarie questo mondo per quarant'anni?.
- Perché questa sarà l'ultima strage. - disse Aster, e i suoi occhi verdi s'illuminarono di una luce nuova.
- Basta col sangue, con le vendette che si protraggono per anni e per secoli, avvelenando generazione dopo generazione. La pace non potrà mai esserci, perché le creature di questo mondo non sono fatte per averla. Siamo esseri malvagi, siamo un cancro della terra. [...]
Meravigliosa. Vera. Non so come definirla.. Mi sono incupita quando Nihal lo ha ucciso (tanto si sapeva già dalla prima pagina del primo libro). L'ho giudicato male. "Mai giudicare il libro dalla copertina" mi dissero anni fa e io continuo a ricordarmi quella frase, anche se giudico spesso i libri prima di conoscerli.
Poi alcuni personaggi (ancora) non vengono approfonditi come dovrebbero e quel povero idiota di Sennar che s'è fatto quasi ammazzare per chiedere rinforzi al Mondo Sommerso, poteva starsene comodo a casa sua, tanto Nihal ha fatto tutto da sola per privare di magia il nemico. Sono serviti più che altro per far fuori l'esercito non-magico rimasto.
Va be' a me è piaciuta 'sta trilogia e anche se ha delle pecche (come tutto del resto), non la posso sminuire. ^^

venerdì 21 gennaio 2011

[Recensione: Ti Prendo e Ti Porto Via] Boh, non riesco a definirlo..

Esatto, non so come definirlo.
All'inizio m'aveva presa e portata via, come dice il titolo, poi m'ha fatta annoiare un po' perché era tutto in una situazione di calma. Non succedeva niente.
Poi vedo che mancano meno di 100 e pagine e all'improvviso tutto inizia a muoversi, sempre più velocemente. E lì m'incazzo come un caimano. Lo so, non m'accontento di un cazzo, è la verità. Prima mi lamento perché è un libro piatto e quando succede qualcosa non mi va bene perché.. perché in effetti? Perché quello che succede è da giramento di palle.
Però per alcuni personaggi queste situazioni sono una spinta verso la crescita, anche se uno può avere più di quarant'anni.
E' un libro vivo, dentro la vita oserei definirlo.
Una storia più o meno normale che racconta le storie di persone comuni, di ragazzi che sono vittime di bulli e che provano qualcosa per la migliore amica ma che per paura di perderla non dicono niente, di una donna che fa l'insegnante d'italiano alle medie ed è odiata da molti (se non tutti) i suoi studenti, che ha una madre che deve essere accudita come un bambino di un mese, di un playboy che s'è goduto la vita e dopo tutti i vagabondaggi ritorna al piccolo paese che nessuno conosce perché sogna di aprire una jeanseria con la futura moglie e cose simili.
Ma alla fine tutto cambia, tutte le vite vengono stravolte, in modo positivo o meno e inevitabilmente ci sono tanti cambiamenti, spesso non voluti.
E' triste e comico, brutto e bello, giusto e ingiusto al tempo stesso. E'....la vita. Proprio come la vita.
Una vita che un giorno è meravigliosa e il giorno dopo è una merda, che ti sembra giusta e dopo 30 secondi ti sembra già un'ingiustizia enorme, è comica perché ti fa ridere e triste perché qualcuno o qualcosa ti fa piangere. In definitiva cos'è? Una merda? Un micacolo? E' un miracolo di merda oserei dire. E' entrambi.
In questo libro c'è la storia di tante vite. Tanti miracoli di merda...

lunedì 17 gennaio 2011

[Recensione: Il Figlio del Cimitero] “Voglio vedere la vita, voglio stringerla tra le mani. Voglio lasciare un’impronta sulla sabbia di un’isola deserta. Voglio giocare a pallone con la gente. Voglio… Voglio tutto.”

E' la mia prima esperienza con Gaiman e devo dire che non sono minimamente delusa. Né dal libro, né dallo scrittore. Sono entrambi molto validi.
La storia è stata davvero bella, anche se pensavo sarebbe finita meglio. Ma è una favola molto vicina alla realtà in questo caso. Nella vita non è tutto bello.
In questo caso Nobody Owsen è l'unico vivo del cimitero, ha genitori addottivi morti e la sua vita è racchiusa in questa piccola città che è il cimitero. Nemmeno il cibo è un problema, perché il tutore Silas gli procura sempre qualcosa. Ha pure degli insegnanti. Sembra proprio una città questo cimitero.
Ma cosa fai quando senti "il richiamo" che ti spinge verso gente con un cuore che batte, con sangue che scorre nelle vene..?
Vorresti andare fuori dalla tua "casa" e scoprire il mondo perché sei curioso di sapere se è davvero come nei libri. Sarà davvero pieno di sabbia, mare, tesori nascosti e quant'altro? L'unica è uscire ma...non puoi.
E perché mai? Perché un uomo chiamato Jack, vestito di nero e con un olfatto che farebbe invidia ad un cane ti cerca da quando eri solo un piccolo bimbo di diciotto mesi perché ha ucciso tua madre, tuo padre, tua sorella ma inspiegabilmente tu sei riuscito a scappare dal suo coltello.
Poi hai un colpo di fortuna e trovi un'amica viva, ma dopo poco che succede? Parte per la Scozia. Causa: Il padre ha trovato un nuovo impiego lì.
Queste sono solo alcune cose che fanno di Nobody Owens...Nobody Owens.
E questo libro è la sua storia. Storia strana, però. ^__^
Strana, bella e...particolare.
Come già detto è una bella favola dark che ha dalla sua anche belle illustrazioni in bianco e nero all'inizio di ogni capitolo e alla fine. L'ultima è a mio avviso la più bella. **
E' un personaggio che non si vede in rarissime occasioni (e francamente meglio così), ma ha saputo comunque attirare gran parte della mia attenzione su di sé. E gran parte della mia fantasia anche. ^__^
Che altro dire? Mi è piaciuto molto e questo è un buon motivo per leggere altri libri di Gaiman.

[Recensione: Il Sigillo del Vento] Un lungo viaggio alla ricerca di molte cose: Passato, risposte, avventure...

Devo ammettere che avevo perso le speranze, come sempre.
Avevo scoperto mesi fa questo libro qui su aNobii guardando una libreria di una conoscenza e mi aveva molto incuriosita. Mi ero addirittura dimenticata di questo libro ad un certo punto. Sembra quasi che più cerchi qualcosa e meno questa si fa trovare. O almeno questo capita a me.
Ma non disperdiamoci troppo. L'ho capito subito che questo era il libro che per tanto tempo avevo cercato. Trovato al Libraccio di Varese in una comunissima perlustrazione.
Non ho resistito alla tentazione e all'occasione rara che mi si prospettava davanti.
L'ho iniziato il giorno dopo. Purtroppo è stato un po' penalizzato da altre letture e altre cose che facevo, quindi ci ho messo un bel po' a finirlo e alcune cose non mi sono del tutto chiare. Lo riprenderò al più presto per cercare delle spiegazioni.
Dubbi a parte mi è piaciuto davvero molto e anche i personaggi più banali sembrano avere un posto preciso nella storia. Non sono messi lì a cazzo, detto senza mezzi termini.
La trama è molto interessante e anche i personaggi si fanno odiare/amare a seconda dei comportamenti che hanno, delle scelte che fanno o semplicemente per come sono.
Ecco la trama: Esiste un'arma che il genio o la follia degli elfi ha creato per cambiare il mondo, un'arma che soltanto il più potente dei maghi può dominare e che è ora contesa fra gli elfi della luce, revisionisti, e gli elfi oscuri, ortodossi. L'elfo Gwyllywm, alla ricerca del suo passato e conteso tra gli ideali della luce e quelli delle tenebre, dovrà riscattare il controllo del sigillo per strapparlo a sua sorella Raylyn, sacerdotessa degli elfi oscuri. Verità sconvolgenti riaffiorano dal passato come i relitti del naufragio di una nave chiamata memoria. Qual è la distinzione tra ciò che è stato realmente vissuto e i ricordi che sono stati creati dalla magia o dalla suggestione? Chi sono i berserker, i "servi dell'oscuro", e chi sono i genetisti che li hanno creati? Cos'è realmente il sigillo del vento, l'arma ora priva di padrone? In un mondo dove luce e tenebre si scontrano e si confondono, mischiandosi a tratti senza lasciar capire cosa sia davvero la luce e cosa siano le tenebre, Gwyllywm scopre che ricordare il proprio passato gli è indispensabile ma inconciliabile con il presente. E ogni elfo sa benissimo che coloro che hanno visto le tenebre mai più hanno sopportato la luce.
Inoltre una cosa che mi è piaciuta è stata la capacità di tenermi incollata al libro per i colpi di scena che c'erano, soprattutto sul passato di Gwyllywm.
Fortunatamente ho già a portata di mano il secondo libro, così posso attaccarmi ad esso il più presto possibile! :D
Lettura caldamente consigliata. ^__^

giovedì 13 gennaio 2011

Le scoperte che si possono fare in una serata sul divano..



Ciao a tutt*! ^__^


Spero che tutti voi siate in ottima forma, al contrario della sottoscritta. Eh sì, sono un po' influenzata ma non è questo quello di cui volevo parlare, anche se non è niente di speciale. XD


Il titolo un po' già parla da sé, ma non importa. Ci sono io che vi illustro cosa ho scoperto una di queste sere sul divano. ^__^''


Comunque... In questi giorni di convalescenza ho letto molto e stamane ho visto la prima puntata di una nuova serie in onda sul canale FOX presente su SKY: Misfits.
Letteralmente significa disadattati e, vedendo la prima puntata, ho intuito il perché di questo titolo.
Di seguito vi riporto la trama della serie.


Nathan, Simon, Kelly, Curtis e Alisha sono un gruppo di ragazzi condannati per vari reati minori e quindi costretti ai servizi sociali. Durante il primo giorno di lavoro vengono però investiti da uno strano temporale che dona loro degli insoliti superpoteri. Anche il loro sorvegliante subisce gli effetti del temporale, che però in lui si riflettono in una violenta aggressività, tanto da renderlo una minaccia per i ragazzi.


Credo di aver già detto troppo... =S
La fonte è Wikipedia (ma dai?! XD) e queste quattro righe in croce mi sembravano sufficienti a farvi conoscere la trama. Non l'ho letta tutta nemmeno io quella di Wikipedia per paura di spoiler troppo ampi! XD


Be' non so che altro dirvi su questa serie. Ah sì, qualcosa c'è... :P


Già nella prima puntata c'è un po' di sangue e due morti, quindi se siete deboli di stomaco, emofobici o quant'altro non so se questa serie fa per voi. 


Poi....non siamo alla corte della regina d'Inghilterra, quindi non troverete espressioni e usi molto cortesi, anzi. Lì ogni scusa è buona per mandare a fare in c***o qualcuno. XD


Se volete un piccolo assaggio, ovvero lo spot che ho visto e che m'ha incuriosita XD, eccovi accontentati!


http://www.youtube.com/watch?v=JkzLaWStmfI&feature=player_embedded

BUONA SERATA A TUTTI!!! ^______^


Xavana

giovedì 6 gennaio 2011

[Recensione: Il Principe delle Nebbie] Questo è molto meglio del primo!

Ero restia a comprarlo perché il primo sì, mi era piaciuto ma l'attesa del secondo mi aveva rotto le palle. Inoltre degli amici che l'hanno letto mi han detto che non era 'sta gran cosa, quindi....
Ma il bello della biblioteca si nota sempre in queste mie situazioni di stallo. Anche questa volta mi son presa il volume di tante incognite senza spendere nulla e me lo sono letta in pochi giorni.
Molto bello! E non ricordo di essere stata così presa dal primo libro. Questo è uno di quelli che devo conservare.
Ho trovato una pecca che mi avevano fatto notare: alcuni nomi sono davvero scadenti, senz'offesa. Principe il principe degli elfi? O.o
Scusa Elisa ma io avrei architettato chissà quale piano pur di non usare Principe per un personaggio che è principe di fatto!
Per il resto non mi posso lamentare visto che lo stile è sempre molto scorrevole e non pesante, rendendo la lettura piacevole e non troppo difficoltosa, anzi. Più di una volta mi son riletta certi passaggi dove c'erano Jadifh e Eynis.... ^^
Ammetto questa colpa... Però scusate: non me lo ricordavo così carino e soprattutto mi piacciono i tipi che, come me, si auto-flagellano per qualsiasi cosa non vada in loro!!! :D
Non ho altro da aggiungere, quindi concludo sperando che il terzo libro esca a breve, perché sono DAVVERO curiosa di scoprire che succede tra Jadifh e Enys (soprattutto) e se l'elfo che Elisa ha provveduto a far sparire ritornerà in vita, tipo zombie.
Voto: 4 stelline e mezza.

© L'attesa infinita

"Attendo, attendo e attendo ancora. Giorno dopo giorno... Quand'è che qualcuno verrà a rompere questa eterna e logorante attesa?
Se mai verrà io l'aspetterò qui, nei pressi del ponte chiamato Salvezza, notte e giorno, con la pioggia e con il sole, sempre. Fino alla fine dei miei giorni. E quando lacrime e pioggia si uniranno, saprò con certezza che la Fine sarà giunta. Ma non mi preoccuperò, perché so già che sarà dolce."

mercoledì 29 dicembre 2010

[Recensione: Echo] Ed eccomi qui, sospesa a mezz'aria con le braccia aperte per volare via [...], pronta a diventare insieme umana e divina e finalmente me stessa.

E' una favola che bisogna anche saper ascoltare, perché non è per niente banale, anzi. Sotto sotto si può anche affermare che è una storia reale con qualche particolare fantastico, perché Echo è una delle tante ragazze che non si sentono a loro agio perché hanno una madre angelo e un padre che sa solo ritrarre l'amata moglie, lasciando la figlia in disparte.
Echo ovviamente si ribella, tinge i capelli di verde, si droga, beve, diventa anoressica, rincasa a notte fonda ma niente sembra far capire ai genitori la sua grave situazione e il fatto che la figlia si sta lentamente auto-distruggendo e, perlopiù sembra non accorgersene.
Tutto perché un giorno il padre e la famiglia vengono a sapere che è affetto da un tumore. Da quel momento la madre di Echo ha occhi e attenzioni solo per lui, privandola anche di quei pochi momenti in cui stavano insieme.
Quello è il momento in cui la ragazza non riesce più a sopportare quella situazione disperata e fugge di casa e vaga per la città "di maghi, stelle del cinema e pagliacci innamorati".
Incontra anche ragazzi che, come lei, cercano un qualcosa per che li possa rendere davvero felici, oppure le mettono i bastoni tra le ruote facendola cadere in tentazioni pericolose.
Purtroppo Echo farebbe di tutto per essere considerata, amata, voluta. Tutto. Perché quello che desidera è quello che i suoi genitori non sono mai riusciti a darle.
Poi alla fine, a distanza di parecchio tempo trova la sua Salvezza, la persona che già anni prima le aveva impedito di affogare e che poi se n'era andata perché, nonostante il loro legame fosse dettato dall'amore, non era ancora arrivato "il momento". E si sa, la salvezza arriva quando meno la si aspetta e in forme inimmaginabili.
L'ho già detto, è una storia vera. E, come molte altre storie, merita di essere letta perché è abbastanza sottovalutato, a mio avviso, come tema.
Sembra quasi che anche la madre di Echo si è messa il paraocchi, vedendo solo il marito e non la figlia e soprattutto quello che stava facendo, perché altrimenti avrebbe dovuto prendere in mano la situazione e aiutarla.
Sembra proprio una scusa bella e buona quella della malattia del marito. Forse questo è uno dei messaggi che Francesca Lia Block voleva trasmettere? L'indifferenza dei parenti quando si trovano alle prese con una figlia che cade nel buio dell'anoressia?
Se fosse così significherebbe che i genitori non hanno voglia di aiutare questo familiare ad uscirne perché costerebbe troppo tempo, denaro e fatica?
Davvero anche le persone a noi care che ci assicurano che per noi ci saranno sempre sanno essere così meschine? Se è così significa che sono delle merde umane e come tali non hanno sentimenti né coscienza.
Una canzone che vedo bene come sottofondo della lettura: http://www.youtube.com/watch?v=CXQN5CzqV4w

giovedì 23 dicembre 2010

Buone feste a tutti!! ^_^

Ciao a tutt*!!


Scusate se in questo periodo sono venuta 5 minuti a mettere delle recensioni e stop, ma sono stata un po' impegnata.


Ovviamente non potevo non venire a farvi gli auguri di Natale e per un Felice Anno Nuovo!! ^_*
Be' eccomi qui, allora. ^_^''




Per Natale
incarto un sorriso,
un pizzico di allegria.
Aggiungo la speranza
la pace nell'anima
e la gioia nel cuore.
Tolgo la disperazione
e il dolore e ci metto amore.
Aggiungo un caloroso
abbraccio fatto col cuore.
Ecco fatto,
è pronto il mio regalo.
Ed ora...
Buon Natale.

martedì 21 dicembre 2010

[Recensione: Amabili Resti] Un bel libro, ma un po' lento per i miei gusti.

E' la storia di una ragazza che viene violentata e uccisa.
L'inizio della storia ha un buon ritmo, che ti spinge a non fermarti per leggere cosa succede dopo. Infatti non c'è molto spazio per le presentazioni, perché è perlopiù all'inizio che si trova il perno della trama: la morte di Susie Salmon.
Dopo il ritmo rallenta e la protagonista inizia a raccontarci tutto: cosa successe subito dopo la sua scomparsa, la vita dei parenti, degli amici, dell'assassino....
Lindsey, la sorella minore di Susie, reagisce in modo diverso dai genitori - che si rabbuiano e svicolano sempre in altri argomenti quando Buckley chiede della sorella scomparsa. Lei semplicemente chiude a chiave tutta la sua tristezza, la sua fragilità e innalza uno spesso muro di indifferenza e di scontrosità.
Il fratellino si comporta in un modo simile quando viene a sapere la verità, ma durante la storia afferma di aver visto Susie, anche se nessuno gli crede.
Ci sono altri personaggio come Ray Singh, il ragazzo che Susie ama e che ricambia; Ruth una ragazza che dalla morte della compagna inizia a nutrire un'ossessione per le donne morte e per la morte in generale.
Altri personaggio sono Hal, Samuel e la madre di Ray Singh.
Per tutto il libro Jack, il padre di Susie, nutre sempre più sospetti sul vicino di casa, che reputa l'assassino. Purtroppo nessuno gli crede e deve tenere per sè i suoi dubbi.
Quando il libro sta per terminare, si capisce che ormai son passati quasi dieci anni, quando Susie trova un'occasione unica ed irripetibile.
Riesce ad entrare nel corpo di Ruth - che poco prima si era recata alla discarica con Ray -, rivelando al ragazzo la sua vera identità (momentanea), baciandolo e facendoci anche l'amore.
Quell'esperienza sarà per Ray (e per Susie) un bellissimo ricordo da conservare per sempre nel loro cuore, sia che esso batta ancora o meno.
Ha un finale molto dolce, a mio avviso.
Purtroppo il ritmo lento mi ha annoiata un po', facendomi accantonare questo libro e immergendomi in altri, ma quando mi mancavano meno di un centinaio di pagine ho sentito quella familiare sensazione che mi fa capire se un libro mi piacerà, facendomi finire il libro con gusto.
Si può quindi dire che ha un bel finale, anche se Susie (come molte altre) rimane nel suo Cielo ad osservare le persone a cui vuol bene; con qualche esperienza in più, d'accordo, ma nonostante queste esperienze erano intense sono state decisamente brevi, le rimarrà sempre la consapevolezza che non potrà più ripeterle e viverne di nuove.
Si può dire che Susie "si è fatta bastare" quelle poche esperienze godendosele il più possibile.
Questa è stata la parte più bella (a mio avviso) del libro.

lunedì 13 dicembre 2010

Nell'universo dei Demonata non c'è limite all'orrore. Non appena si pensa di aver affrontato il peggio bisogna ricredersi in fretta!

All'inizio di questo libro ho subito pensato "Ogni libro è auto-conclusivo, quindi posso benissimo leggerne solo alcuni." In effetti è così, ma...questo ad esempio è ambientato un po' di tempo prima del precedente Il Signore dei demoni, tantè che ho ritrovato una vecchia conoscenza, Dervish Grady, lo zio del protagonista del primo libro, Grubbs Grady.
Esperienza schock quella di vedere Dervish conciato così ma se vi fregano i miei deliri e v'incuriosisce, leggetevi il primo e poi il secondo. XD
Comunque..
Questa volta non c'entrano maledizioni di famiglia, ma il rapimento del fratellino di ( Cornelius ) Kernel Fleck, dopo che sono già successi altri strani avvenimenti. Un rapimento sembra tutto sommato normale, ma se il rapitore forse un demone peloso fino allo schifo che esce da una "porta" e ci ritorna poco dopo? ( non prima di aver sterminato tutti i ragazzi e il professore però. )
Prima che il demone scompaia però, dalla stessa "porta" emergono dei tizi strambi: una donna indiana, un vecchio e un uomo di colore robusto e ben vestito. Cosa può capitare di peggio? Ormai 'sto povero ragazzo le ha viste tutte ( per un po' lo crede pure il lettore, finché non trova le sorprese XD ).
Appena lui e i tre strambi tipi varcano la "porta" inizia un viaggio nell'universo dei Demoni.
Il titolo è una frase che ho trovato mentre leggevo e mi è subito piaciuta. ^_^
Ehm...posso dire che a mio avviso questo scrittore ha una fantasia davvero notevole e raccapricciante?!
Nonostante questo mi piacciono molto i libri che ho letto e penso di cercare anche gli altri, perché se sono tutti così....gente c'è poco da dire qui: si prendono e stop. XD

Le storie di Leonard North di Malonia, 15enne nipote del grande profeta Aldebaran l'esiliato..

Come già sapevo mi è piaciuto moltissimo, anche se devo ammettere che non era proprio come me lo ero aspettata.
Innanzitutto di fantasy c'è solo il fatto che è ambientato a Malonia, un regno parallelo a noi - per così dire - che ricorda un po' l'Inghilterra per la lingua e per l'abbigliamento.
A Malonia si parla il maloniano, che a quanto ho capito è il nostro inglese ribattezzato. C'è un re come secoli fa da noi e i soldati non indossano ingombranti e pesanti armature, si proteggono con scudi, combattono con spade e cavalcano cavalli.
Chi se lo può permettere viaggia in carrozza, mentre gli altri vanno in giro con la regola del TS ( = Tacco-Suola).
Tutte le storie sono narrate da Leo, un quindicenne che come tutti odia la scuola (militare) e come tutti i cittadini della sua città e dell'impero, odia Lucien che è sul trono solo perché ha ucciso iò re e la regina e ha esiliato in Inghilterra il principe.
In questo libro però non si leggono solo le avventure - belle e brutte - del protagonista e del fratellino minore Stirling, ma anche quella del profeta Aldebaran e persino del principe esiliato e anche di una ragazza di nome Anna che sogna da sempre di fare la ballerina (anch'essa in Inghilterra).
Una parte davvero triste è stata la morte di Stirling che ha dato il via ad una serie di eventi davvero tristi e dettati non più dalla razionalità, ma dall'impulso, dalla tristezza, dai "se"...
Quella perdita per Leo è una ferita davvero profonda che lo chiude in un mutismo apparentemente perenno.
Gli fa anche capire che la vita dall'uomo è considerata non una cosa da custodire con gelosia, ma un oggetto che ci è dovuto. Infatti in una frase che mi ha colpito proprio perché sottolinea una cosa che per me conta molto è stata la frase che gli ha fatto prendere coscienza del fatto che in otto anni ha preferito comportarsi da cattivo fratello, litigandoci e gettando alle ortiche il tempo e non dicendo mai al fratello "Ti voglio bene" o una frase che servisse al piccolo di prendere atto del fatto che il fratello gli voleva davvero bene. Ma tutti pensiamo "E' scontato" oppure "Tanto posso dirglielo domani..". E se questo domani non arriva? E se per qualcuno non basta sapere che è scontato? Come la mettiamo? Io non mi stanco mai di dire che voglio bene a qualcuno, anzi lo dico fin quasi alla nausea perché tra una litigata ed un'altra come posso sapere che è scaduto il tempo e non potrò più dirlo?
Oppure come capita a lui. Arrivare con la cura della malattia due minuti dopo il momento in cui potevi fare qualcosa? E' davvero denigrante, ti uccide sapere che se arrivavi anche solo due minuti prima l'avresti salvato dalla morte e dalla febbre silente. E' denigrante quando anche un tuo parente ti rinfaccia il tuo ritardo, dandoti un'altra ferita mortale, accumulandone man mano sempre più.
E' quello che succede al protagonista, che accumula tutto dentro sè, arrivando al limite e sparando ad un comandante che lo aveva reclutato per il fronte, sparando a uno dei personaggi che compaiono sui giornali assieme a Lucien, uccidendolo. Ecco cosa succede quando qualcuno come Leo e come me, incassa e incassa ancora e ancora finché non ce la fa più e allora aggredisce tutti quelli che odia o che semplicemente si trovano sul cammino dell'aggressore.
Non chiedetemi perché ma quando l'ho sentita mentre lavavo i piatti, ho subito visto nella mia mente l'immagine di un Leo stroncato dalla morte del fratellino Stirling,,
http://www.youtube.com/watch?v=1vNtAaTvsHM

domenica 28 novembre 2010

Morire, "vivendo" per l'eternità in un incubo fatto di routine...

Questo libro l'avevo già visto da un po' in libreria ma non mi convinceva.
Poi la biblio (come sempre ultimamente) mi ha dato l'opportunità di leggerlo e capire se valeva la pena di essere letto.
In questo caso non mi sbagliavo.
E' la storia di due ragazzi, Allie e Nick, che si conoscono da morti. Loro erano sulle due macchine che quella sera si sono scontrate e, non avendo le cinture di sicurezza allacciate, hanno pagato loro il prezzo più alto.
Si ritrovano in una foresta che sembra proprio quella dove si è tenuto l'incidente ma loro non sono più nel mondo Reale: sono su Everlost, un luogo dove i ragazzini morti sostano e dove se non stai attento il McGill ti prende e divora.
Inoltre su Everlost "la guida" su cui tutti fanno affidamento si chiama Mary Torralta, che tramite dei libri, dispende consigli a tutti.
Allie è la classica persona che non prende tutto per vero, anzi continua a porsi domande e cerca di capire il perché di questo e il perché di quello, talvolta a proprie spese.
Di sicuro non ha deluso le mie aspettative, anzi mi ha notevolmente colpita.
E' un buon libro che paragono quasi ad un fiore: all'inizio è timido, ma poi sboccia in tutta la sua bellezza e dimostra che il tempo passato ad aspettare quel momento è stato ben speso.
In effetti la sorpresa maggiore l'ho avuta tra la terza e la quarta parte - le ultime due -, mentre nelle altre più che altro c'è l'ambientazione a Everlost, la conoscenza di alcuni personaggi che compaiono per tutta la storia..
Il mio voto è 4 stelline e mezza, perché....perché? A me ha fatto ricordare che tutti noi buttiamo bel cesso ( scusate il linguaggio ) tutta la nostra vita a perdere tempo in idiozie come litigare per il volume della musica, litigando e facendo altre cose inutili, come piangerci addosso perché abbiamo problemi per noi insormontabili quando c'è qualcuno che sta DAVVERO peggio di te che ti lamenti che il cane ti ha mangiato le pantofole da 7 euro appena comprate.
Okay, detta così è dura, ma cosa nella vita non è duro? Anche qui per Allie, quella che non s'accontenta di leggere libri ma che vuole provare sulla sua pelle quello che dicono i libri di Mary Torralta, lei che mette in pericolo il suo futuro da ultraluce ingannando il McGill per salvare i suoi due amici.
Oltre ad essere una storia sull'amicizia mi sembra anche una bella storia sul fatto che non bisognerebbe sprecare il nostro tempo lasciando che qualcuno ci dica quello a cui dobbiamo fare riferimento, a quello in cui dobbiamo credere, che ci farà fare in eterno le stesse identiche cose, che non ci lascia libertà di scelta.....o almeno, io l'ho vista così.
Le lacrime sono scese senza scene tristi. Sono arrivate e scese semplicemente perché hanno saputo dove fare breccia dentro di me, mostrando il lato più umile del mostro di Everlost, ridicolizzato da una ultraluce comunissima, ma non troppo. Perché lei rimarrà sempre l'ultraluce che ha dato una possibilità al McGill.
Io questo libro lo vedo bene con questa canzone...
http://www.youtube.com/watch?v=epaR6ejhlL4

martedì 23 novembre 2010

Il contest!

Ciao a tutti! ^_^
Questi sono i racconti che partecipano al contest.
Potete votare quello che preferite.
Buona continuazione!! 





(B) Il destino bussa sempre due volte
La pioggia batteva sui vetri insistentemente quel giorno. Era ormai novembre e l’aria autunnale si sentiva sempre di più. A Marianna non piaceva l’autunno. In generale odiava le stagioni che non permettevano al sole di essere il padrone assoluto del cielo. Rimurginava tanto in quei lunghi mesi freddi, pensava alla sua vita, al suo matrimonio fallito, a se stessa.
Marianna aveva 40 anni. E si trovava a un bivio. Doveva scegliere la propria strada, ma davvero però, senza dubbi e paure di ogni sorta.
Il marito le aveva chiesto la separazione; non era più una famiglia la sua. Per fortuna aveva il suo lavoro. Era un’infermiera e aveva sempre svolto la sua occupazione con profonda passione. Le sue colleghe la osservavano come fosse un’aliena, a volte. Non si lamentava mai, ed era sempre sorridente con i malati. Si era battuta per continuare a lavorare, Gianni avrebbe voluto che abbandonasse l’ospedale per dedicarsi totalmente alla famiglia. Non gli aveva dato retta. E adesso si rendeva conto di aver fatto la scelta giusta.
Ma, stava pensando quel lunedì mattina di Novembre, aveva bisogno di staccare la spina. Era stanca. Una viaggio sarebbe stato utile per ricaricare le batterie. Magari in un luogo caldo. Doveva solo decidere quando partire. Lei adorava andare in giro per il mondo. Era la sua grande passione. Una di quelle che non l’avevano abbandonata nemmeno nei periodi più bui.
Ora si stava organizzando con un gruppo di camperisti conosciuti tramite internet. Si stava decidendo insieme un giro per una regione del sud Italia. Lei, che abitava a Milano tra smog e traffico, aveva proprio il desiderio di visitare una di quelle regioni dove ci si poteva godere la vita con maggior lentezza.
Quella sera tornò a casa e si mise al pc. Inviò una mail a quello che avrebbe dovuto essere il suo compagno di viaggio. Era un uomo di 43 anni, che aveva trovato sempre interessante; ci parlava volentieri, era simpatico, le battute gli venivano fuori in modo così naturale che lei non poteva fare a meno di ridere.
Non sapeva bene perché, ma in quella mail stava dicendo molto più di quello che avrebbe voluto. Forse aveva bisogno di uno sfogo; iniziò a parlare del suo matrimonio quasi finito e della necessità che sentiva di viaggiare, di andare lontano. Così credeva che l’avrebbe convinto a partire prima possibile.
Dopo circa mezz’ora le arrivò la risposta di Michele. Meravigliata, iniziò a leggerla. Le raccontava che anche lui non stava attraversando un buon periodo. La sua compagna, con cui conviveva da ormai sette anni, stava meditando di lasciarlo. Il loro rapporto era entrato in una routine noiosa e scontata; fino a pochi anni prima si sarebbero sposati a occhi chiusi ma ora…ora era tutto diverso e lui si chiedeva in che cosa avesse sbagliato.
Le mail continuarono per tutta la notte. Era una strana amicizia la loro. Avevano fatto altri viaggi insieme, ma sempre in comitiva e non c’era mai stato modo di conoscersi davvero.
Ora invece le parole scorrevano sulla tastiera in modo naturale, come se si conoscessero da sempre.
Si lasciarono solo alle quattro del mattino, esausti ma felici di quella nuova, sorprendente intesa che si era creata tra loro.
Marianna andò a letto con una nuova speranza nel cuore. Si, pensò, sarebbe stato proprio bello viaggiare insieme a lui.
Partirono dopo poche settimane. Avevano cambiato destinazione. Sarebbero andati in camper in Grecia. Isole, sole e mare li attendevano.
Marianna e Michele si incontrarono baciandosi sulle guance. Entrambi avvertirono una certa elettricità tra loro.
Lei si chiedeva se il marito, sapendo di questo viaggio, sarebbe stato almeno un minimo geloso, ma non ne era convinta. Le aveva dimostrato, e più di una volta, che ormai non teneva più a lei. Aveva scoperto anche alcuni suoi tradimenti. La ferita ancora bruciava.
Michele guidava e parlava, parlava. Lei gli sorrideva e il mondo iniziò a sembrarle più bello.
Sapeva già che sarebbe stata una vacanza fantastica.
(B) E’ solo vita
C’ero una volta io, molto tempo fa: Assim Latifi, da Teheran, 25 anni.
In quella storia avevo una famiglia, amici e un fiorente commercio di tappeti (sia benedetto Allah, Signore dei mondi).
Nel mio bazar, come in una serra preziosa, sbocciavano le rose delicate dei Tabriz più sontuosi e le ghirlande prodigiose dei Kirman più pregiati; a tutte le ore, entrando in quel piccolo paradiso odoroso di sandalo e di mirra, avreste incontrato un gruppetto di persone intente a filosofeggiare intorno ad un pezzo particolarmente raro, mentre la mia piccola sposa intratteneva le signore tra un bicchiere di spremuta di melagrana e un pettegolezzo.
Se chiudo gli occhi posso rivedere il sorriso di Roshanai come se l’avessi ancora tra le braccia: due perle nere vibranti di luce e la bocca come una peonia rossa dischiusa ai baci.
Giorni felici (sia lode all’Altissimo)!
Tutto cambiò in un mattino rovente di luglio. La felicità ci presentò il conto all’improvviso – un conto assai salato, in verità – e fuggì verso altre contrade senza voltarsi indietro, lasciandosi dietro solo un mucchietto di seta colorata e imbrattata di sangue sul marciapiede dove fino a pochi attimi prima aveva camminato una piccola donna orgogliosa.
Roshanai era troppo gaia, troppo libera, troppo splendente per gli oscuri corvi della Rivoluzione che in quei giorni si aggiravano per le vie di Teheran, famelici e accecati dall’odio per la Bellezza.
Una delazione, forse in cambio di un pugno di rial, un indice puntato nell’aria immobile di mezzogiorno e una gragnuola di sassi.
Per Assim, tutto finito.
Ci sono ancora io, qui e ora : Kader Soroush, da Vignola, 53 anni.
In questa storia ho un nome nuovo, una famiglia, amici (che Allah ci apra le porte della Sua misericordia).
Nessuno qui conosce l’altra storia, a parte Alba. Moglie, madre dei miei figli, compagna, patria e famiglia.
Alba come la nascita del giorno, come il candore immacolato della neve fresca.
Quando ci siamo incontrati per la prima volta alla scuola serale per stranieri, lei era l’insegnante di Italiano e io un profugo silenzioso, rivestito di abiti usati della Caritas.
Ancora oggi, dopo ventisei anni insieme, non saprei dire cosa abbia visto in me.
I suoi occhi color del mare si soffermarono sul mio volto scurito da tre giorni di barba e una piccola ruga interrogativa si increspò tra le sue sopracciglia come sempre le accade quando riflette.
Credo di averla amata in quel preciso istante, perché era tanto diversa da Roshanai.
Alta, chiara e forte quanto l’altra era minuta, bruna e fragile.
E con lei ho imparato ad amare questo paese di pioggia e nebbie, di terra grassa e di fabbriche, dove la gente parla e ride a gola spiegata, senza paura, con spavalderia e godimento.
Con lei mi sono concesso il lusso della libertà.
Avrei potuto rimettere in piedi un commercio di tappeti – ho conservato qualche contatto a Teheran – o impiegarmi come mediatore culturale al comune, o magari cercare lavoro in una fabbrica di ceramiche dei paraggi.
Invece no, ho scelto di non ancorarmi a niente e di muovermi da un luogo all’altro come un uccello migratore. In tutti questi anni non sono mai rimasto disoccupato. Ho raccolto frutta, ho fatto il muratore, ho curato le stalle, ho consegnato rullini fotografici ai laboratori di sviluppo, ho asfaltato strade, ho servito ai tavoli di bar e ristoranti.
A Vignola e dintorni tutti mi conoscono come Kader Tuttofare.
I miei figli hanno imparato a sorridere di questo soprannome, che liquidano come una delle mie tante stranezze scrollando le spalle.
Sono belli, i miei ragazzi dalla pelle ambrata e dagli occhi verdi, sottili come giunchi ma rumorosi come giovani elefanti.
Nonostante il dolore, nonostante l’esilio, nonostante la precarietà, li abbiamo cresciuti con il sorriso sulle labbra e la fiducia nel cuore.
In loro trovo finalmente il senso di tutto ciò che ho perduto e ritrovato.
Il resto è solo vita (la lode si addice all’Eterno).
(C) Niobe
Era una giornata piovosa e Niobe si stava avvicinando al corso d'acqua che preferiva, per potersi rifocillare un poco. Era affaticata, perché aveva passato tutta la notte fuori, per rilassarsi come avrebbe voluto..se avesse potuto.
Una volta arrivata, si concesse un attimo di riposo, alzando i suoi grandi occhi di ghiaccio in direzione del cielo grigio e nuvoloso. Quegli occhi apparentemente freddi erano di una dolcezza infnita, invece. Dopo essere rimasta a guardare rapita da quel cielo che non era del suo solito colore, riabbassò il suo muso e lo portò ancora più in basso, verso il ruscello, bagnando il suo candido e bianco pelo.
Bevve fnché fu sazia e s'incamminò verso la strada dove periodicamente passavano degli strani animali che emettevano dei suoni davvero particolari e che si muovevano su zampe circolari e nere.
***
Jamy era distesa sul letto a guardare un flm d'azione alla tv. Stava guardando per la decima volta “Deja vù – Corsa contro il tempo” col suo attore preferito Denzel Washington. Stava aspettando il ritorno del padre dal lavoro, che spesso lo portava fuori città, ma la ragazza era ben lieta che il padre viaggiasse; non perché non aveva un buon rapporto con lui, anzi sarebbe sciocco solo pensarlo. Era felice per lui perché, al contrario della fglia, il padre poteva vedere tanti posti. Lei invece era costretta a sopportare, per cinque giorni a settimana, ventuno esseri umani davvero squallidi, idioti, cattivi, squallidi. Sì certe cose vanno sottolineate secondo Jamy. Fina poco tempo prima, fra di loro c'era una che si salvava: Sara, ma purtroppo le cose cambiano, e questo Jamy lo aveva scoperto sulla sua pelle. Sara era stata un'amica leale, una di quelle su cui si può sempre contare, e che ogni ragazza vorrebbe avere al proprio fanco. Jamy era la classica 15enne di media statura, capelli lunghi e castani, due grandi ed espressivi occhi verdi, una voce suadente ed era davvero una bella ragazza. Sara invece era anch'essa di media statura, con capelli biondi a caschetto e due occhi a mandorla marroni. Insieme facevano proprio una bella coppia! Erano le classiche tipe che riuscivano a divertirsi con poco e che condividevano tutto.Un giorno però Sara si dimostrò una falsa amica come tutte le altre “amiche” di Jamy e quest'ultima però ne uscì distrutta, perché si era fdata, aveva confdato i suoi più profondi segreti a quella persona e spogliarsi davanti a qualcuno non degno di te fa sempre male capirlo, soprattutto se si parla di una persona di cui ti fdavi ciecamente..
***
Niobe era ormai arrivata alla strada asfaltata e stanchissima, si accasciò proprio nel mezzo della strada, non immaginando che sarebbero potuti arrivare gli animali bizzarri e anche se le fosse venuto alla mente quel dato che poteva costarle la vita, era troppo stanca per pensare alla sicurezza. Aveva un disperato bisogno di dormire e non riusciva a fare un altro passo.
***
La casa di Michael e Isabelle Brooks era nelle vicinanze del bosco e questo giocava a favore di Jamy, che poteva andare a farsi una bella passeggiata purifcatrice nei pressi del lago non molto distante da casa. Andava sempre lì quando doveva prendere decisioni importanti o se avvenimenti di un peso non indifferente entravano nella sua vita prendendola alla sprovvista.
Dopo la perdita di Sara, Jamy si era sentita abbandonata da tutti e riteneva opportuno andare a far visita al suo lago, quell'amico silenzioso che senza proferire parola l'aiutava moltissimo.
Niobe si era svegliata da poco e stava andando a bere un po' d'acqua. Aveva la gola secca e si era riposata a suffcienza: poteva rifocillarsi e trovare un posto più comodo per riposare.
Jamy era ormai arrivata e tra gli alberi si iniziava a vedere il lago. Era di un blu scuro intenso, anche se non era una bella giornata. Si sedette sulla riva, si tolse le scarpe e le calze e immerse i suoi piedi nell'acqua gelida di novembre. All'inizio la ragazza ebbe un gemito di sorpresa perché si aspettava dell'acqua fredda, ma....questa era a dir poco gelida!!
Niobe si stava avvicinando al lago, disattenta e ancora assonnata, altrimenti si sarebbe subito accorta che non sarebbe stata l'unica ospite che il lago attendeva...
Quando Jamy vide un bellissimo lupo bianco, con gli occhi di ghiaccio, si può ben intuire la sua reazione: un urlo che lacerò la calma piatta del bosco e il risveglio precipitoso di Niobe. Infatti quest'ultima appena si accorse dell'ospite inattesa, digrignò i denti per lo spavento, un gesto istintivo, dettato dalla sopravvivenza.
La ragazza invece rimase immobile non avendo la più pallida idea di cosa fare. Provò a guardare in quegli occhi ghiacciati e vide tanta dolcezza, allorché decise di avvicinarsi al lupo. Con piccoli e brevi passi, riuscì ad avvicinarsi, grazie anche al comportamento del lupo.
Finalmente arrivò da Niobe e provò a toccarla timidamente. Il lupo la lasciò fare e da quella timida carezza nacque una profonda ed indivisibile amicizia.
(A) Arrivi a cercare la vecchia Signora
Tutte le mattine, visto il lavoro di primaria importanza, Miranda si sveglia alle 05:00 e deve prepararsi con velocità. Lavora presso una struttura ospedaliera nel reparto di Psichiatria. Miranda è una donna di 38 anni molto sensuale, ma con un carattere forte e deciso ed è sposata con un uomo molto affascinante. È un cinquantenne brizzolato con un fisico scultoreo e sempre abbronzato. Dopo una notte passata tra le braccia del marito facendo l’amore in modo appassionato, Miranda si alza al suono della sveglia, si fa una doccia e si prepara senza fare rumore per non svegliare marito e i due figli che ancora dormono.
Esce di casa con il passo svelto e si dirige verso la sua auto, una Mercedes 200 SLK decapottabile colore nero, con sedili in pelle. Salita nella vettura arrivata in un baleno sul posto di lavoro, visto che le strade sono ancora deserte. Dopo aver timbrato le si presenta l’infermiere del turno di notte e la mette al corrente della situazione che si è andata a creare durante la notte, quando è stata ricoverata d’urgenza una donna di cinquantaquattro anni con gravi problemi di personalità e con diagnosi di bipolarità.
La Dottoressa Miranda, entra nel suo studio, sfogliando le prime analisi della paziente e si fa portare un caffè bollente dal collega. Controlla sorseggiando, la cartella per prendere le giuste decisioni in merito.
Alle 09:00, Miranda inizia il giro in corsia, passa a controllare i suoi pazienti, ordina le cure e gli eventuali colloqui individuali per la psicoterapia giornaliera.
Arrivata alla stanza n° 22, dove è stata ricoverata la paziente della notte, entra silenziosamente. Si avvicina al letto, osserva la paziente, si sofferma con l’intenzione di fare qualche semplice domanda.
Ma.... la paziente ancora dorme.
Martina, dopo la morte del marito, avvenuta improvvisamente, in una giornata triste, mentre guardava fuori dalla finestra pensava: “A volte, si resta senza parole, non sai più cosa dire, il dolore che si sta provando è immenso, sembra che il cuore venga strappato via e ….. al posto suo ci sia un macigno, che ti da un forte senso di oppressione, sembra di soffocare e cerchi di respirare il più profondamente possibile, ma… poi ti accorgi che è quasi impossibile. Ed è allora che dentro scatta quel pensiero, che pian piano si fa largo nella mente, a volte in modo molto discreto, altre volte più violento e si resta in balia di “lui”. Ti lasci quasi corteggiare come se fosse un’amante perfetto, ti affascina e ti vuole portare via, lontano dalle persone che ami. Ti lusinga, ti fa credere che ascoltandolo poi stai bene, che non soffrirai più. E… succede ti rassegni, ti lasci prendere e… Lo fai. Meditando, o in un momento di rabbia, o sconforto, solo perché non hai abbastanza coraggio di vivere, “la vita”, bella o brutta che sia. Arrivi a cercare la vecchia Signora, la desideri vuoi che ti porta via con se.”
Ed è proprio in questo momento, che Martina ha deciso di non volere più vivere, e ha assunto una forte dose di sonniferi.
Quando Martina riuscì ad aprire gli occhi, si ritrovò in una stanza di ospedale, molto stanca e sofferente per la massiccia dose di barbiturici che aveva ingerito.
Si rese conto di essere ancora in vita.
La Dottoressa Miranda si avvicina e le dice: "Come ti senti?"
Martina senza dire una sola parola, crolla fra le braccia di Miranda e scende in un disperato pianto.
La Dottoressa le accarezza i folti capelli color castano, e la rassicura di essersi svegliata nel posto giusto.
Miranda le dice sorridendole: "Mi prenderò cura io di te e qualsiasi cosa è successo nella tua vita, lo rimetteremo apposto."
Il pensiero di Martina allevia le lacrime e si rivolge alla Dottoressa con tutti gli infermieri accorsi, dicendo: "Sconfiggerete anche la morte di mio marito?"
In un istante, nel reparto ospedaliero, scese un silenzio cadaverico.
Chi avrebbe potuto risolvere tale problema?
(A) ...e questa è vita!
In una grande villa di aperta campagna vivono una madre cieca, di nome Marta con cinquant’anni e i suoi figli, ormai adolescenti. È una vita familiare difficile, segnata da profondi problemi della personalità.
Visto il fatto che il salario di Marta è insufficiente per i bisogni della famiglia, si è fatta molta fatica ad ingranare i ritmi di un ceto sociale inferiore. Spesso anche le spese sanitarie per le cure della cecità di Marta, influiscono molto sulle scarse forniture alimentari.
Marco, il ragazzo più “semplice”, desidera una famiglia che si vuole integrare nel sociale. I fratelli Luca e Paolo, come la sorella Giada, sognano un sistema di ricchezza materiale con il sogno di entrare nel mondo dello spettacolo e dello sport.
La più sfortunata dei ragazzi è Sonia, che soffre invece di disturbi mentali.
Il termine autismo fu coniato per descrivere quei soggetti che non provavano nessun interesse per la realtà esterna, le cose e gli altri, ma erano totalmente assorbiti da loro stessi.
Sonia è una ragazza con veri problemi di autismo, nati fino dalla sua nascita.
La prima caratteristica che Sonia ha, è la mancanza di socievolezza: i bambini con la sua malattia, non amano essere presi in braccio, evitano lo sguardo e non mostrano interesse per gli altri. A differenza degli altri bambini non sorridono e non provano angoscia di fronte agli estranei. Spesso sono descritti come calmi e facili, bambini che non chiedono niente a nessuno, neanche di essere consolati durante un momento di sofferenza.
Sonia non instaura rapporti con la madre, che sembra non riconoscere. Tende a rifiutare il contato corporeo, e quando questo avviene ha caratteristiche singolari. La bambina, sia quando ha a che fare con il corpo che con degli oggetti, sembra interessarsi a una sola parte, usandola spesso come appoggio o strumento per ottenere qualcosa di desiderato. Questa bambina mostra di preferire attività ripetitive e monotone. Ha un'estrema esigenza di immutabilità. Le reazioni ai cambiamenti di Sonia, sono spesso d'ira.
Il linguaggio è un'area molto problematica per Sonia. Circa la metà dei bambini autistici non inizia a parlare. Sonia mostra delle caratteristiche peculiari come un tono monotono ed una concretezza dell'espressione. Una bambina che ha inoltre difficoltà ad apprendere e rispettare le regole sociali della comunicazione, con problemi nel rispettare i turni, ad adattare la lunghezza della conversazione e ad introdurre discorsi adeguati.
Spesso fra i ragazzi nascono accese discussioni, per poi rendersi conto, che sono solo sciocchezze.
È una famiglia che vive una vita folgorante e dissacrante negli anni del ventunesimo secolo.
È un esistenza dove si creano linguaggi incompleti e una sintassi nervosa molto vicina alle temperature emotive ansiose.
Una vita piena di problemi, visto che è da anni, che le redini della famiglia sono state lasciate dal padre a causa della sua morte improvvisa.
Una separazione non accettata da nessuno in famiglia, ma la morte è più forte.
Sull’orlo del bizzarro, anche dopo il 2010, si forma un gelido ritratto di borghesia italiana.
I bambini che vivono conflitti in famiglia come quelli dei problemi economici, "spendono" la propria energia nel risolvere le sofferenze che ne derivano.
La concentrazione, che serve sicuramente per un buon apprendimento, risulta compromessa, così poi, come i risultati scolastici.
Spesso questi bambini, reagiscono con atteggiamenti aggressivi contro gli adulti che li aiutano, considerandoli come ostacoli alla realizzazione della loro personalità.
Il mondo dell’adolescente non si sviluppa; esso s’innesta nell’età precedente e sfocia in quello successivo.
Spesso Marta, nella società attuale, industrialmente avanzata e consumistica, non riesce a comunicare e a stabilire rapporti autentici ed efficaci con i propri figli.
Volendo così, tenerli legati dal punto di vista affettivo, anche Marta assume comportamenti permissivi: si mostra debole e scende a compromessi, viziandoli e concedendo loro eccessiva libertà.
Ancora oggi, in una società emancipata della nostra nazione ci sono situazioni familiari che vivono una desertificazione morale. È un duro colpo alla società attuale che dà un risultato d’angoscia e crudeltà.
La verità è che ogni adolescente non sa capire nemmeno se stesso e non sa realmente cosa desidera.
Una madre cieca, contornata da problemi sta pensando di togliersi la vita.
(C) La mia vita in famiglia
Sono una cucciola meticcia. Mio padre non so chi fosse, avrà sedotto mia madre, con i suoi bei riccioli visto che li ho pure io, e poi ciao bella ci vediamo. E si perché mia madre, un bellissimo esemplare di cirneco dell'Etna alta e slanciata col pelo raso color del miele sapete quel miele di castagno che sembra oro, non è un tipo da strada abituata a difendersi dagli adulatori quindi mio padre con due saltelli e qualche spacconata l'ha conquistata. Le persone con cui vive però non le hanno perdonato la sbandata e dopo neanche un mese che eravamo nate, io e la mia sorellina, ci hanno abbandonate in una campagna. La paura, a ritrovarsi da sole senza le zampe della mamma tra cui rifugiarsi, e la fame, non c'erano più le mammelle piene di latte sempre a disposizione. Abbiamo vissuto un paio di giorni tristi poi una ragazza ci ha trovate e portate a casa sua, ci ha lavato e dato da mangiare ma la nostalgia della mamma era tanta. Dopo un pò che eravamo lì e ci stavamo abituando, un giorno la ragazza ci porta ad incontrare altre persone, una mamma con una figlia che voleva un cane. Come mi vedono non hanno dubbi, è me che vogliono, ho preso da mia madre, sono bella e con gli occhi verdi, la mia sorellina invece è completamente diversa un brutto anatroccolo. Quindi ci dividono, io vado via e lei resta con la ragazza, mi portano in un posto sconosciuto mi mettono una cuccia sul balcone e pretendono che io stia lì in silenzio. Gli umani non capiscono che anche i cani hanno dei sentimenti. Io sentivo la mancanza di mia sorella, del suo calore, volevano che dormissi da sola ma tanto ho pianto che la mamma alla fine mi ha portato dentro e ho dormito sul tappeto. Così è passata la prima notte e poi pian piano ho imparato a dormire da sola, ma appena li sento che si svegliano mi devono far entrare in casa, perché sono un cane, va bene, ma non mi piace stare da sola come un cane e finalmente questo lo hanno capito. La mamma, che ormai è anche la mia mamma, ogni tanto si arrabbia perché rosicchio tutto, anche le scarpe nuove col tacco ma poi mi perdona, lo sa che è perché sto provando i molari nuovi. I miei nuovi fratelli giocano con me, mi portano in giro così ho conosciuto altri cani, pure loro adottati e col guinzaglio. Qualche volta al parco ci slegano, felicità assoluta, corriamo scaviamo insomma facciamo i cani, perché la vita in casa non è il massimo e abbiamo bisogno di questi momenti di evasione. Poi, io amo fare giardinaggio, nel terrazzo di casa ci sono tanti vasi di fiori e quando sono da sola, per far passare il tempo e anche per dare una mano alla mia mamma che lavora, qualche volta poto le piante altre volte invece vedo che la terra nei vasi è dura e la zappetto, quanto tempo risparmiato per la mia mamma e quanto è felice quando torna a casa e trova tutte le piante sistemate. Oltre a due fratelli ho anche dei cuginetti piccoli, loro all'inizio avevano un pò paura di me perché non sono abituati ai cani ma a me piacciono tanto e questa estate al fiume ci siamo divertiti tanto. Non ero mai stata al fiume, ho visto i miei cuginetti che giocavano e sono corsa verso di loro, che sorpresa tutta quell'acqua, splash splash! Non sapevo cosa fare e loro a ridere, poi però, quando siamo usciti non si aspettavano che io mi scrollassi l'acqua di dosso e li ho bagnati tutti, che divertimento. Per stare tranquilli mi hanno legata, ma io morivo dal caldo così per stare al fresco mi sono scavata una buca nella sabbia e mi sono infilata dentro, che facce stupite che hanno fatto, e quante cose che non sanno sui cani. I miei non si aspettavano che io rivoluzionassi la loro vita, forse pensavano che sarei stata come un giocattolo, un pò ci giochi e poi lo lasci e lo ritrovi lì, io sono molto di più, sono speciale, forse magica. Ho trovato una famiglia che aveva bisogno di esternare i propri sentimenti, e io sono stata il mezzo che ha permesso questo miracolo. Li ho costretti ha tirare fuori il loro affetto e a comunicare meglio tra loro. Accettando me forse adesso sono in grado di accettare il diverso da sé e a capire le ragioni dell'altro, che la vita non è un via dritta e che ci possono essere strade secondarie per arrivare alla meta. Vorrei che tutti i miei fratelli randagi trovassero una famiglia da adottare, perché in fondo siamo noi che adottiamo loro, gli umani. Li amiamo senza condizioni e il nostro compito è proprio questo insegnare ad amare senza aspettarsi nulla in cambio.

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