martedì 25 settembre 2012

[Recensione: La rosa e il pugnale] « Se mi stendessi qui. Se mi stendessi semplicemente qui, Ti stenderesti con me e ti dimenticheresti del mondo? »

Trama: Amélie Morel è una brillante studentessa di architettura e vive a Parigi. 
Con un gruppo di compagni, e sotto la guida dell’affascinante professor Claude Rolland, partirà per Carcassonne, patria dei Catari, con lo scopo di effettuare uno studio sulla cittadella restaurata. 
Amèlie è entusiasta, ma ancora non sa che al suo gruppo se ne unirà un altro, proveniente dall’Università di Grenoble, e che uno degli studenti selezionati altri non è che Louis, il suo ex ragazzo. 
Fortunatamente, Amélie farà subito la conoscenza del bello e misterioso Jean, che rapirà il suo cuore. 
A Carcassonne, però, ritorneranno a galla gli incubi del suo passato e lei si vedrà costretta ad accettare il suo destino: quello cioè di comunicare con gli spettri per aiutarli a raggiungere la Luce. 
Nel vetusto albergo in cui alloggia, Amèlie verrà tormentata dal fantasma di un uomo che non le dà tregua, ma molti altri spettri inizieranno ad apparirle, con il loro aspetto orribile e le continue invocazioni di aiuto. 
Amèlie, disperata, cercherà conforto tra le rassicuranti braccia di Jean, ma dovrà vedersela anche con Louis, sempre più geloso del loro rapporto, e finirà coinvolta in un complicato triangolo amoroso. 
Con l’aiuto della sua carissima amica Fleur, tenterà di capire come aiutare lo spettro che la tormenta, e anche di trovare un significato alla presenza, nell’albergo, di innumerevoli quadri raffiguranti una rosa trafitta da un pugnale. 
Giorno dopo giorno verrà a galla una verità sconvolgente, legata anche ai Catari e al loro leggendario tesoro, e che condurrà Amélie al confine tra la vita e la morte.


Il mio voto: 


Il mio commento:


Credo sia inconfondibile lo stile di M.P. Black in quanto riesce sempre a trasmettere veramente quello che scrive. Le situazioni, i personaggi... molto di questo libro mi ha ricordato Ghost Wisperer , un telefilm che ho amato fin da piccola e che sto guardando senza autocensure col cuscino in questi ultimi tempi. Dicevo? Ah, sì. Le emozioni la fanno da padrone e si nota una maturità stilistica notevole. Purtroppo non posso fare un vero confronto con le precedenti opere perché , a malincuore, mi sono fermata al secondo capitolo della saga di Lisa Verdi che conto di poter finire al più presto dandomi una mossa.
La rosa e il pugnale penso sia un libro passionale perché senza le emozioni che continuano a entrare e uscire dalle pagine, ma soprattutto da te, non sarebbe stato così bello da leggere perché una storia così era già vincente di suo , con tutti gli intrighi , i misteri, i segreti , le incomprensioni, gli amori che sbocciano come una rosa e che vengono trafitti da un pungnale, tutta la storia del conte e dei Catari, le rivelazioni shock... sono tutti ingredienti per un cocktail esplosivo, ricco di passioni e capace di farti amare ogni singola parola stampata sulla carta. Ma sarebbe mancato quel magico qualcosa che ha reso così bella la lettura. Devo dire che all'inizio per qualche arcano motivo ero partita un po' a rilento e non riuscivo a capirne il motivo perché sapevo già prima di iniziare la lettura che questo sarebbe stato un libro valido e , a discapito di quel che si possa dire in giro, questo è un libro che si giudica già dalla copertina.
Inutile dire che mi ha incuriosita non poco il triangolo Louis, Amélie, Jean e, scusate se scado un po' nel banale, ma il fascino del bel tenebroso ha colpito in pieno anche se non credo sia per questo che ho apprezzato Louis. All'inizio ero entusiasta delle attenzioni di Jean nei confronti della protagonista ma il suo comportamento, l'alone di mistero, le cose che diceva Louis su di lui - che oltretutto sembravano dannatamente vere!!! - mi hanno fatto pensare che forse per una volta potevo lasciar perdere un biondino per farmi ammaliare dallo stronzo tenebroso. ;)
Il personaggio che però più di tutti ho amato è stato il Visconte Raimond Roger Trencavel, un'anima “ dannata ” costretta a portare le catene di una morte indegna e il peso di aver fallito nella sua missione. Ecco, se dovessi dire chi è il mio personaggio preferito del libro direi che è proprio il Visconte. Anche se questo personaggio sembra più una figura di “ contorno ” , l'ho amato fors'anche perché attratta dal suo fascino. In verità penso che siano state le sue emozioni, quell'essere così impavido da rischiare tutto in vita per aiutare i Catari e mostrare poi quella debolezza insita nell'essere umano davanti alle ombre mandate dal Male che me lo ha fatto piacere così tanto perché è quel suo essere vivo nonostante la morte a renderlo così protettivo e altruista nei confronti di Amèlie ma così pavido ed impaurito come un cucciolo davanti alle ombre che lo attanagliavano , spaccando così a metà le sue due figure: quella del cavaliere e del puro, che a tutti i costi protegge gli innocenti e l'altra facciata, quella di un uomo che ha tutto da perdere anche dopo la morte che insinua dubbi nella sua mente e nel suo cuore, credendo così di essere una delle vittime del Male. Il Visconte a conti fatti è una figura ingenua ma forte, consapevole eppure pavida, un innocente che si crede colpevole.
In questo libro si viene trascinati assieme alla protagonista in un mondo popolato da Angeli Custodi, Male Supremo, fantasmi dannatamente reali ( ottime le descrizioni dei fantasmi ) che davano un'impressione davvero nauseante - e che in certe occasioni mi hanno pure un po' lasciata lì come una platessa impanata -, rapimenti e sette e un indimenticabile finale che nella sua drammaticità racchiude qualcosa di intenso e poetico.



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